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Marco Pantani, a dieci anni dalla morte un mito in maglia rosa

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luca puerari

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Negli occhi degli appassionati di ciclismo indossa ancora la maglia rosa e la bandana ed è aggrappato al manubrio mentre aggredisce in piedi sui pedali una delle mille salite che ha domato staccando gli avversari. Marco Pantani è questo ancora oggi, giorno in cui ricordiamo la sua triste vicenda. 

Il 'Pirata' se n'è andato il giorno di San Valentino del 2004 e di Marco Pantani non resta solo il ricordo di grande ciclista scalatore ma resta il mito di un campione fantastico e unico che sapeva emozionare chi seguiva le sue imprese sulle montagne di tutta Europa. Sono passati dieci anni da quella mattina quando fu trovato morto in una anonima stanza di un residence di Rimini. Il 'Pirata' aveva 34 anni e aveva smesso di correre da un anno, piegato dal male di vivere e dalla dipendenza dalla cocaina. 

Prima di assurgere a mito, Marco Pantani è stato un campionissimo di un ciclismo 'festa popolare', un ciclismo che sta scomparendo. Conquistò l’Alpe d’Huez, il Galibier, il Mortirolo e tutte le montagne della storia del ciclismo grazie alla sua fantastica capacità di fare velocità in salita. La sua azione era un mix di potenza e agilità. Generoso e coraggioso si inventava imprese fantastiche facendo sognare i suoi tifosi e tutti gli appassionati. Quando scattava in faccia agli avversari e si alzava sui pedali non ce n'era per nessuno, se ne andava inesorabile regalando chilometri di spettacolo puro, eroe indiscusso della montagna. Scardinava ogni tattica e ogni strategia saltava. Era impossibile non infiammarsi per un campione simile. 

La carriera del 'Pirata' è stata fantastica ma resa difficile da incidenti e cattiva sorte. L'anno d’oro è stato il 1998, quando Pantini conquista maglia rosa e maglia gialla facendo la doppietta Giro d'Italia e Tour de France. L'inizio della fine arriva l'anno successivo: dopo la tappa di Madonna Campiglio le analisi del sangue fanno emergere valori di ematocrito oltre i limiti e Pantani viene allontanato dal Giro d'Italia. E' una botta troppo forte per il campione romagnolo che cade vittima della depressione e poi della droga. Rientra nel gruppo ma questa volta la salita è troppo ripida anche per lui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

13 Febbraio 2014

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