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Domenica 04 Dicembre 2016

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Il declino di Crema

Il declino di Crema
antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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La decadenza è incominciata da parecchi anni. La causa è da ricercarsi in chi ha governato il territorio. I problemi di oggi sono gli stessi di trent'anni fa.

Crema è avviata verso il declino? Il dubbio non è peregrino e porsi questo interrogativo dimostra che il problema è già in essere.

  Da troppo tempo la discussione sul precario stato di salute della città e del suo territorio viene rimandata o peggio affrontata con la benevolenza di genitori  troppo tolleranti verso i figli un po’ discoli  e non, come richiederebbe l'argomento,  con la freddezza del chirurgo e la durezza di un generale. Spesso,  in passato, è prevalsa la fideistica convinzione che gli indizi della decadenza della Repubblica del Tortello, superiori a tre e, quindi,  una prova,  fossero falsi allarmi esibiti dai soliti sfascisti  abituati  più a distruggere che a costruire.  La percezione del rischio di una possibile  discesa di Crema  agli inferi è sempre stata vissuta da chi teneva le redini come il frutto  di una distorta percezione della realtà di coloro che, per interessi politici, solleticavano paure, creavano allarmi inesistenti, amplificavano negatività al solo scopo di modificare lo status quo finalizzato a sostituire il postiglione alla guida della diligenza. 

La vita è fatta di quello che ti capita mentre sei occupato in altri progetti, ma John Lennon non  è tra i cantanti preferiti in riva al Serio,  con l’aggravante che i pochi progetti approntati non vengono perseguiti con la deteminazione necessaria per realizzarli. Un esempio per tutti: il Consorzio cremasco, intuizione geniale, finita in nulla o, comunque, in poca cosa.

  Crema è la terra del partiam, partiam con nessuno che si muove; del vai  avanti tu che ti seguo. E’ la terra delle occasioni perdute, dal raddoppio della ferrovia, alla partecipazione più attiva nella determinazione delle scelte per il percorso della Brebemi.

Crema è a un tiro di schioppo da Milano, ma è conservatrice e diffidente e le giunte di centrosinistra non l’hanno resa più aperta. Era e rimane  abbarbicata al proprio orticello, al carnevale con il gagèt e il sò uchèt, alla bertolina e, giustappunto, al tortello.  Ottime tradizioni, ma non il futuro. Corre il rischio che rimanga il tortello e sparisca la repubblica e che sopravviva l’uchèt e sfumi il gagèt.

Crema si crede l’ombelico del mondo, mentre il mondo è da tutt’altra parte.  Ipotizzare collaborazioni più strette con realtà limitrofe le provoca  l’orticaria.  E’ borghese e diffidente anche se si ostina ad affermare che la vicinanza con la metropoli la rende meno provinciale di altre realtà provinciali. Lodi e Treviglio dimostrano il contrario.

Crema si crede grande e la sede del parco del Serio è a Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo e quella amministrativa  del parco dell’Oglio a  Orzinuovi, in provincia di Brescia. Il Tribunale se n’è andato e l’Azienda Ospedaliera è destinata a perdere la propria autonomia. In Lgh è considerata il parente povero e lei come tale si comporta: accetta il tozzo di pane. In compenso, ha di  recente inaugurato il restauro  del monumento a Vittorio Emanuele II.

Crema  è supponente, ma nella stanza dei bottoni non se la fila nessuno. Crema non risolve i problemi: li congela e li rimanda.  La questione della Paullese  conquistava  le pagine dei  giornali locali trent’anni fa, idem il calvario dei  pendolari transumanti verso Milano.  Pure l’inadeguatezza  della linea ferroviaria Crema-Milano trasuda muffa. La carenza di infrastutture è un consunto ritornello. E’ triste ripetere concetti e sostenere rivendicazioni in voga ai tempi della Seicento, quando la Fiat stava in Italia.

 Se Crema è in discesa, anche la provincia - intesa come entità territoriale e non amministrativa  (questa ha già pensato Roma a cancellarla) - è in discesa. E’ buona cosa ricordarlo.

Crema è in declino?  Di sicuro, manca di progettualità e senza di essa si soccombe. La causa? Gli uomini che l’hanno governata.

Non è sufficiente esibire un ospedale giudicato tra i migliori in Lombardia,  esaltarsi per il boom delle aziende  della cosmesi (attenzione alla bolla), esaltare la virtuosità del Cremasco  nella raccolta differenziata, per mettersi l’anima in pace ed esorcizzare la decadenza.  Una rondine non fa primavera.  Il belletto non toglie le rughe. Le copre. L’ostentazione dei ultimi gioielli di famiglia non rigenera fasti perduti. Le pezze sul culo rimangono.

Crema è in declino?  Perché non discuterne senza timore?

04 Febbraio 2014

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