il network

Sabato 03 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione


Broken Age: recensione Steam

Si torna alle avventure in punta di forchetta... o in punta e clicca?!

Da quale delle due storie volete partire?

Da quale delle due storie volete partire?

Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

tutti i post dell'autore

Calendario dei post

Mai come ora le avventure grafiche stanno tornando forti di una personalità davvero rafforzata, a tutto vantaggio dei giocatori, se poi tra gli sviluppatori figura il nome di Tim Schafer… avete già capito come va a finire.

 

Noi adulti abbiamo una capacità di lettura di ciò che vediamo, filtrata dalla memoria, più o meno ampia, che ci riporta alla mente immagini ed emozioni che abbiamo provato nel nostro passato, si chiama esperienza. No, non siete capitati in corso di psicologia a basso costo, ma è ciò che spesso avviene quando al cinema ci capita di godere dei capolavori Pixar (salvo le ultime pellicole) in cui un film per bambini riesce ad avere molti livelli di lettura, evocando in noi una storia parallela che ha molto da dire.


Questa è la sensazione generale che si prova giocando a Broken Age, non più quindi solo un ritorno alle origini per il creatore della serie di Monkey Island e di molte delle avventure grafiche che ci hanno accompagnato negli anni ‘90 (solo dire Day of the tentacle mi si alza una pelle d’oca alta una spanna per quanto mi ero divertito) ma la chiara dimostrazione di chi non ha scelto una comoda strada del remake o di uno stile superato ma più fedele alle proprie origini, bensì una via inedita e complessa (a livello concettuale) che non dimostra di essere stata portata a termine da una campagna Kickstarter.


Lo stile grafico riesce a stupire, pur nella sua semplicità, per i tratti morbidi e stilizzati, come se fossero stati partoriti dal disegno di un bambino. La storia, seppur molto breve, è davvero piacevole da seguire e ogni poco vi sentirete attratti nel saltare da una storia all’altra dei due protagonisti, i quali vivono vicende “apparentemente” agli antipodi ma che in entrambi i casi si possono riassumere nel titolo stesso.


Dal punto di vista degli enigmi, la nota dolente se vogliamo, è che la loro estrema semplicità appiattisce in parte la soddisfazione della soluzione degli stessi, proseguendo con una certa linearità fino al termine. Considerando che la durata si assesta intorno ad una manciata di ore e il costo non è propriamente da super-budget, valutate se attendere l’ascquisto o meno in base al vostro portafogli, anche considerando che la longevità è risicata dal fatto che difficilmente ricomincerete a giocarlo (per quanto il tempo trascorso sia davvero ben speso).


Ha sicuramente un gran carattere e molto probabilmente parlerete di Broken Age con gli amici; non incontrerete un personaggio affascinante come Guybrush Threepwood, ciò nondimeno affronterete un viaggio molto simile a quello del Piccolo Principe.


CONCLUSIONI

E’ una favola 2.0; ha la leggerezza di un stile d’altri tempi, una storia moderna che vi sembrerà da subito appartenere all’olimpo di quelle ormai classiche che tutti conosciamo. Qui la vera svolta è il modo in cui quest’ultima viene narrata, la vostra brama di conoscere gli eventi successivi vi farà divorare il titolo e il retrogusto è davvero delicato al palato. Se avete mai amato una fiaba e se per viverla volete impegnare anche il cervello (non solo per ascoltare… e nemmeno richiederà una sforzo troppo elevato negli enigmi) allora fiondatevi a giocare a Broken Age.





18 Gennaio 2014

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000