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Sabato 10 Dicembre 2016

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The Legend of Zelda: a Link between worlds - recensione

Con la memoria si torna indietro di vent'anni.

Con la memoria si torna indietro di vent'anni.

Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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E’ l’eroe videoludico (talvolta) mancino più famoso al mondo e sicuramente l’unico il cui nome non compare (quasi) mai nel titolo bensì quello della sua amata.

 

Chi abbia avuto un passato da videogiocatore negli anni ‘90, non può essere rimasto indifferente davanti al costante crescendo dell’eroe solitario Link, che aveva sotto lo stesso vessillo di Nintendo un collega molto carismatico che faceva da contraltare: Mario.

Se quindi un attore come Robin Williams sia arrivato a chiamare la figlia con il nome Zelda, solo per testimoniare la sua passione per questo gioco, non è da meno l’amore che i fan hanno conservato per le fatiche del buon elfo, il quale, capitolo dopo capitolo, è sempre riuscito a dimostrare di essere un grande ed instancabile eroe in cui il cervello non è mai stato secondario alla prontezza di riflessi con la spada.


Fa quasi paura, lo ammetto, la versatilità del 3DS. Esistono decine di giochi diversi e in moltissimi casi, non parlo solo di grafica, l’approccio cambia così radicalmente da far intendere di avere tra le mani sempre una console diversa. Nonostante tutti ricordino che questo The Legend of Zelda: a Link between worlds sia il seguito spirituale di A link to the past, il primo titolo che ha lanciato il brand della leggenda (vera e propria), il mio primo approccio fu con la versione per Game Boy del 1993, Link’s Awakening, grazie al quale iniziai a muovere i primi passi in questo genere di titoli ed ora, a vent’anni di distanza mi ritrovo tra le mani una nuova avventura che, oltre a dimostrare che sono invecchiato, testimonia come la visuale isometrica, nelle capaci mani del team Nintendo EAD, riesca ancora ad ammaliare il pubblico proprio come un tempo.


Partirò infatti dalla visuale per farvi capire come i designer abbiano studiato nuovi espedienti per i dungeon, che ora si espanderanno talvolta in verticale, con la necessità di dover adattare il proprio arsenale alla bisogna per arrivare in certi luoghi piuttosto che altri. Se infatti vanteremo la nostra inseparabile spada da una serie di primi livelli/tutorial, avremo a disposizione quasi tutto l’armamentario fin dai primi passi (a patto di avere il denaro sufficiente per l’acquisto) e subito dopo varcare, antro dopo antro, i vari luoghi, che presto diventeranno familiari di questo free-to-play vecchio stampo.

Come sapete ogni quest richiederà una certa dose di elucubrazione mentale, quasi mai arriverete al boss di fine livello senza aver adoperato il vostro acume (per quanto, come da tradizione nei capitoli portatili lo sforzo sia leggermente inferiore a quelli per le console casalinghe). La piacevolissima introduzione della possibilità di diventare un murales (non inerte ma sempre in movimento) vi permetterà di esplorare quegli spazi che prima pensavate irraggiungibili, mescolando spesso le carte tra feritoie nei muri, raggiungere piattaforme o… ma non voglio rovinarvi troppo la meraviglia della scoperta. Tra piacevoli sorprese, deviazioni al tema principale come mini-game e visite alla versione oscura del vostro luogo amato e luminoso, trascorrerete in totale divertimento tra le 15 e le 20 ore, consci del fatto che arrivare al termine il più lentamente possibile sarà parte del gusto di questo coloratissimo mondo Nintendo.


CONSIDERAZIONI FINALI

Dopo il remake di Ocarina of Time, dovrete assolutamente fare lo “sforzo” di avere il nuovo ed inedito capitolo di Zelda perchè qui si torna indietro molto di più del capitolo per Nintendo 64, ritornando alle origini del gioco stesso. L’esperienza degli episodi vecchi e nuovi confluiscono in questo versione dimostrando, ma non c’era nemmeno da dubitarne, che la profondità di questa IP riesce sempre a stupire, anche chi ha passato la vita “videoludica”, ad attraversare i dungeon in compagnia dell’eroe con il cappello verde. Se siete fan vi sentirete subito a casa, se non lo siete ancora (trovatevi una buona ragione) lo diventerete comunque, perchè non vorrete più uscire da Hyrule/Lorule anche se scorreranno i titoli di coda.


24 Dicembre 2013

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