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Domenica 04 Dicembre 2016

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Nintendo Wii U: il caso marketing - editoriale

Fare o meno i titoli migliori... non sempre è sufficiente.

Uno sterminato numero di IP...

Uno sterminato numero di IP...

Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Spesso mi capita di osservare le scelte di marketing operate dalle aziende, seguendo gli iter e le conseguenze di ciò che comporta sul mercato… Nintendo è un caso interessante.

 

IP MILIONARIE: LA FORZA DELLE ESCLUSIVE

La casa di Kyoto non ha certo bisogno di presentazioni, ma al contrario è giusto sapere che è in assoluto la software house che guadagna di più. L’altissima qualità dei suoi prodotti first party, che permette a Nintendo di avere le votazioni più alte di qualsiasi altro competitor (considerando anche la quantità di IP a disposizione) gli ha permesso di infilare nella classifica mondiale oltre quindici titoli, trai primi venti, che sono best seller assoluti. Se dico Mario, Pokémon e Zelda la vostra mente vagherà immediatamente nella miriade di titoli che ciascun brand ha portato su più generazione di piattaforme, nel caso dell’idraulico baffuto poi esistono miriadi di variazioni sul tema che lo vedono impegnato e in quasi tutti i casi con produzioni di altissima qualità; inoltre ci sono realtà come Donkey Kong, Metroid, Pikmin, Starfox e tanti altri che gravitano attorno ai principali e brillano dei cuori dei vari giocatori. Il segreto del successo? Un profondo amore che Nintendo ha per i suoi titoli ed una maniacale cura dalla primissima idea fino alla release finale (pena un annullamento dell’intero progetto); difficilmente infatti avrete bisogno di installare patch dopo l’acquisto, di aver titoli scarni e poco divertenti, o di subire una longevità risicata.


IMMAGINARIO COLLETTIVO… E WII U!

Da sempre Nintendo si è fregiata di essere una console per famiglie. L’idea stessa alla base della Wii, concept perfetto, era quello di dire: avete tutti in casa un telecomando, lo sapete usare bene… ora diventa il vostro controller, così chiunque sarà in grado di giocare. Naturalmente, per ovvie ragione, la maggior parte dei titoli imponevano un uso più a pad che a telecomando, ma l’idea di fondo era geniale, così come il fatto che la violenza e il sangue sarebbe stata fortemente limitata sulle sue piattaforme, per offrire alle famiglie titoli con i quali sarebbero andati sul sicuro nei confronti dei loro figli (salvo la parentesi Resident Evil che nelle sue declinazioni Nintendo come il quarto capitolo o la saga Archives, ancora oggi sono la declinazione migliore della serie per Capcom). Qualcosa però, nel passaggio con Wii U è andato storto, o meglio, tutto ciò che è avvenuto post Wii è stato piuttosto complesso da digerire per il pubblico, poco avvezzo a leggere recensioni ed editoriali e per questo andato incontro al caos.


Ma prima di proseguire sarebbe giusto partire dalle console portatili. Se dico Game Boy a qualcuno scenderà una lacrimuccia, ma anche le serie DS/3DS sono da considerarsi console quasi inarrivabili dal punto di vista del numero di pezzi venduti e quantità di titoli offerti e brand di successo. Ma il vero punto della situazione, per cui volevo fare questa digressione è stato il lancio del Nintendo 3DS, da qui infatti, le alte sfere di Kyoto avrebbero dovuto leggere in modo diverso il lancio in negativo che c’è stato per questa piattaforma, perchè la punta dell’iceberg del marketing ormai in controtendenza e la crisi hanno segnato un’interazione quasi ribaltata dei consumatori nei confronti dei proprio beniamini. All’uscita del Nintendo 3DS ad un prezzo non proprio competitivo di 250,00 Euro non si trovavano titoli, se non qualcuno e piuttosto banale, perchè una politica del genere? Risultato: nessuna vendita, ci sono voluti quasi 6 mesi per iniziare a vedere titoli di grido e oltre un anno perchè la somma potesse spingere i consumatori ad iniziare l’acquisto. Non si può fare console e venderle, per poi aspettare che i titoli arrivino in ritardo e i consumatori le acquistino a prescindere (per quanto il lancio di Xbox One e PS4 abbia dimostrato l’esatto opposto, ma è una roulette piuttosto rischiosa, alla quale i produttori stessi non erano pronti. Con PS3 e Xbox 360 infatti la scelta era stata simile a quella di un lancio scarno come con 3DS e Wii U… ma i risultati non sono certo stati brillanti; altri due casi che avrebbero dovuto far accendere una lampadina).

Con Wii U è andata anche peggio; il nome “U” accanto a “Wii” ha indotto la maggior parte delle persone a non capire quale prodotto avessero in mano, dopo un anno infatti ancora si trovano cartelli nei centri commerciali che ricordano che sono due console diverse. Dove sono i titoli di qualità?

Ora come ora se ne possono contare soltanto dieci, un numero considerevole e il cui Metacritic vanta un punteggio superiore a 80, ma i produttori di terze parti hanno scelto di abbandonare l’ammiraglia Nintendo, lasciandola sola con le sue super esclusive (non che questo sia un grosso danno, ma è comunque indicativo). Grandi titoli sono usciti (Super Mario 3D World, Wonderful 101, New Super Mario Bros. U, Pikmin 3 ecc.) e molti altri ne devono arrivare (un nuovo Zelda, Mario Kart 8, Doneky Kong Country Tropical Freeze ecc.) ma resta il fatto che dalla casa madre del Giappone non arrivano idee sulle scelte di marketing, che al contrario dovrebbe puntare ad una controtendenza rispetto a quanto stanno facendo:

  • i giocatori credono che Nintendo sia per bambini, quando la maggior parte dei titoli sono rivolti in realtà ad hard core gamer proprio per il livello alto di sfida; eppure si continua a fare pochi e risicati spot con famiglie felici che giocano a Super Mario, questo frammenta il mercato.

  • i giocatori quasi mai si documentano su siti o riviste tecniche, quindi sarebbe il caso di sfruttare maggiormente i mezzi di comunicazione (TV e web, investendo cifre importanti) per trasmettere il messaggio che i loro giochi sono rivolti a tutti.


Se infatti Nintendo 3DS è praticamente inarrestabile con il numero di vendite, oggi, con titoli come Luigi’s Mansion, Mario Kart 7 e Super Mario Bros. 2 ormai in classifica dalla loro uscita e che continuano, insieme a tanti altri a macinare migliaia di vendite, è altresì vero che non bastano i Nintendo Direct, ma si devono implementare le comunicazioni. Gamecube è forse una delle piattaforme con titoli di maggior richiamo in assoluto eppure per una pessima campagna marketing la fece fallire dopo appena tre anni di attività e giochi ancora oggi contesi su Ebay per cifre importanti (per altro l’unica di quella generazione ad averne così tanti quotati molto, ndr).


Il marketing è così importante per le vendite che spesso supera in importanza (è brutto da dire ma è così) la qualità finale del titolo stesso: “se io non conosco un titolo… non potrò certo acquistarlo e questo non deve mai accadere con un brand o rischia di collassare su se stesso.”

Nella speranza che il domani sia più roseo per la più florida casa di produzione in attività, che per un cavillo di scelta errata, rischia di giocarsi ben più di qualche gamer, restiamo in attesa di gustarci i prossimi titoli tripla A.


23 Dicembre 2013

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