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Domenica 04 Dicembre 2016

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Persino Pyramid Head non sa più da che parte stare...

Persino Pyramid Head non sa più da che parte stare...

Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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L’inquietante cittadina di Silent Hill è stata turbata nuovamente da improbabili visitatori…. no, non si tratta dell’ennesimo videogioco, bensì dell’improbabile seguito cinematografico.


Se chiedessi a qualcuno di voi di raccontarmi la storia di Silent Hill (il videogioco), ovvero la versione da cardiopalma, edito da Konami nel 1999 per la prima Playstation (appena prima del suo canto del cigno, come ha fatto quest’anno The Last of Us con PS3 ndr) probabilmente ne uscirebbero molte storie diverse in base a come ciascuno di voi ha vissuto questo titolo. Sì, perchè salvo alcuni elementi di fondo che fanno da collante alle vicende, di fatto non esiste una vera e propria trama che ha un inizio ed una fine, bensì si potrebbe dire che esiste un incubo in cui gli pseudo protagonisti che si trovano in questa cittadina mescolano realtà alterata, incubi “metallici” e mostri che sono spesso evocati dalla personificazione degli incubi delle stesse vittime.


Tornando al cinema la prima pellicola del 2006 era riuscita (sola nella prima metà), a dare allo spettatore un senso di profonda inquietudine, calibrando ogni momento esattamente come avviene nei primi videogiochi, il problema della seconda metà è una deriva in cui si cerca forzatamente di unire i puntini di una trama fin troppo abbozzata e priva di mordente, con il risultato di affondare in parte le buone premesse iniziali.


Ero comunque pieno di buone intenzioni quando mi sono accinto di recente a vedere il seguito (la cui eventuale trama prende spunto da Silent Hill 3) ma il risultato è stato uno shock, ma forse non come il regista aveva previsto.


Non deve essere stato facile scrivere una storia che prenda il seguito del primo film e aggiunga molti elementi del film, eppure l’idea di fondo (molto in fondo) ci stava davvero tutta, il problema è capire tutto il resto.

La trama, per quanto mi sia sforzato di comprenderla ed estrapolarla da questa pellicola, non senza un certo sforzo, è stata scritta da Akira Yamaoka, un elemento non secondario visto che sicuramente se c’è qualcuno che conosce bene questo titolo è proprio lui. Chi segue la saga horror videoludica conosce bene le sue musiche, essendo il bravissimo compositore della colonna sonora, ancora oggi inquietanti a distanza di oltre un decennio.  Ci si trovate che gli aficionados della serie troverebbero (il condizionale è d’obbligo per il risultato finale) interessanti, come un momento in cui la protagonista, per difendersi, afferra un tubo che richiama da vicino quello del primissimo titolo PS1 e altri sparsi all’interno della pellicola, ma ciò che proprio non regge è la sceneggiatura in sè. Oltre ai dialoghi patetici al limite del surreale in cui spesso gli attori si troveranno a disagio anche solo ad interpretare alcune scene (hanno tutta la mia comprensione), si passa ad un regia talmente elementare che spesso vi sembrerà di essere finiti in un episodio di una serie tv anni ‘80, per non parlare della fotografia che nemmeno tenterà di ricreare le meravigliose atmosfere del videogioco. Dopo un po’ di nebbia iniziale (per altro fatta malissimo) si inizierà a rincorrere una scena dopo l’altra “qualcosa” che non ha nè capo nè coda e, tra urletti fastidiosissimi si avrà comunque  una conclusione con finali apertissimi. Oltre a quello del film infatti sono stati inseriti due elementi in cui si vedranno sia un cammionista che un pulman del penitenziario (ciascuno dei quali infatti ha avuto una parte nei peggiori seguiti del videogame) ma qui mi fermo.


Sean Bean (che per la prima volta non muore in modo atroce in una pellicola, ma farse sarebbe stato meglio per evitare altri seguiti) e Kit Harington probabilmente non si rivedranno in un pub, davanti ad una birra, ripensando a questa malandata pellicola, per loro fortuna però potranno farlo ricordando Il trono di Spade, in cui entrambi sono protagonisti.


In una speranza remota che Radha Mitchell (qui in un cameo) possa ridare forza ad un eventuale seguito che non sia tragi-comico, vedremo se ci sarà in futuro un destino più sereno per Piramid Head, qui un po’ spaesato e confuso, magari prendendo in esame Silent Hill: the room (ultimo capitolo che ho amato della serie)... restiamo in attesa di sentire nuovamente la sirena che segna il calar delle tenebre.


15 Dicembre 2013

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