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Sabato 03 Dicembre 2016

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Call of Duty Ghosts, recensione

Call of Duty Ghosts, recensione

Call of Duty Ghosts

Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Anche questo Natale la pace non scenderà sui nostri schermi ma, al contrario, la guerra digitale richiederà il nostro intervento per sedare un conflitto di proporzioni globali.


MOTORE CHE VINCE NON SI CAMBIA

E’ un brand complesso quello di Call of Duty, in grado di raccogliere miliardi e di collezionare milioni di fan in tutto il mondo, con partite attive in multiplayer per ogni titolo uscito fin dalle sue origini di quel Modern Warfare che tanto aveva fatto bene al genere degli FPS in quel lontano 2007. Lo si può certamente criticare, come è giusto fare con qualunque cosa che si ami o si odi, ma in grado comunque di generare emozioni molto forti e contrastanti, ricordando però che questo motore è sempre riuscito a dare il massimo dall’attuale generazione di console con il miglior compromesso possibile tra grafica e fotogrammi al secondo (scegliendo quest’ultimo elemento come preponderante per restituire quella sensazione di dinamismo unica nel suo genere, ma che deve per forza scegliere come compromesso i limiti tecnici delle console e per questo scendere a patti con il numero di poligoni).


SCAMPAGNATA

Per la maggior degli acquirenti di questo gioco, la versione single player è un utile pretesto per staccare la spina tra un partita e l’altra nel multiplayer, rallentando leggermente il ritmo e gustandosi un blockbuster drammatico e sopra le righe… o almeno così eravamo abituati con gli altri COD e di cui Black Ops 2, lo scorso anno, ci aveva piacevolmente colpiti.

In questo capitolo la vostra esperienza sarà quello di trovarvi seduti su un treno con un binario che vi porterà a destinazione entro e non oltre le sei ore circa. Non vi sentirete mai protagonisti delle scene, ma più che altro uno spettatore in un parco a tema in cui in cui tutto ciò che ruota intorno al vostro personaggio si muoverà come se fossero manovrate delle leve e pulegge predeterminate in un teatrino della scuola.

Personalmente io credo che l’ideale sarebbe la soluzione proposta da Titanfall (il cui creatore era prima alla guida del brand Call of Duty) ovvero di concentrarsi completamente sul multiplayer per dare la miglior versione possibile (abbassando il prezzo del titolo) e di fare una versione parallela per coloro che ne fossero interessati, magari ampliando alcune idee e strategie interessanti che abbiamo potuto ammirare in passato ma che per ovvie ragioni di spazio su disco sono state tagliate.


AMMAZZA  CHE SPASSO

- Multiplayer competitivo: è ciò per cui voi acquistate il gioco nel 90% dei casi e non c’è nulla da vergognarsi in ciò. La sensazione di avere tra le mani una serie di nuove mappe, invece di avere un nuovo gioco è quella che caratterizza, anno dopo anno, questa produzione, eppure non mi vergogno di dire che è dannatamente divertente come sempre… visto che è lo stesso di sempre.

Per la prima volta, ascoltando i consigli degli utenti, l’uso di un’arma potrebbe cambiare l’esperienza di gioco ed acquistare quelle di livello più elevato cambiarà in modo più radicale l’esito di una partita. Era una scelta molto criticata in passato e che ha portato come risultato un cambio di struttura coraggioso con cui convivere e che ho apprezzato molto. Nonostante ciò si nota una generale fretta nel realizzare i livelli che risultano: poco originali (anche se suppongo che nei DLC saranno memorabili), mal bilanciati (certe posizioni sono inattaccabili) e con respawn assolutamente errati, troppo spesso ci troverà davanti ad un nemico (difetto che spero verrà corretto in corso d’opera). La maggior parte di queste considerazioni le noterete più che altro facendo un confronto con le versioni precedenti, ma se siete nuovi arrivati in molti casi non le noterete neppure e di certo dopo una cinquantina di ore e di crescita dei perk del vostro personaggio o armi del caso, sarete ancora lì a chiedere di tornare in battaglia; sì, è rimasto inalterato il motto: “ancora una partita e smetto”.


- Squadre: la modalità Operazioni Speciali mi aveva divertito moltissimo nei vari Modern Warfare e con Squadre questo elemento è stato incentivato sia dal punto vista single player, competitivo e cooperativo. Potremo infatti creare una squadra con le proprie caratteristiche ed affrontare un avversario sui campi di battaglia, ma è proprio nella versione Safeguard che torneremo ad affrontare le orde nemiche e non essere da soli (volendo quindi in compagnia di amici) ma comunque con una squadra vera e propria che innalza l’asta del divertimento. In questo caso la grossa pecca è un’ IA da dimenticare e una grafica che inspiegabilmente è decisamente più grezza rispetto a quella di Modern Warfare 3. Molti potrebbero riscontrare un senso di noia se giocata da soli, come per altro era per Operazioni Speciali, ma vale comunque la pena di provarla e sperimentare parecchio prima di arrendersi o come spesso accade non provarla nemmeno a causa del multiplayer competitivo che vi assorbe.


- Estinzione: non è una novità in senso assoluto ma riassume quanto di buono sia stato fatto con i vari COD e ricavandone come risultato una modalità che, probabilmente, avrebbe dovuto essere pubblicizzata molto di più degli inutili (o quasi) cani, sventagliati ovunque dal marketing. Gli alieni ci attaccano ma noi abbiamo un compito che può salvare il pianeta… sterminare le orride creature prima che loro lo facciano con noi. Fin dalle prime battute appare quasi scontato come Infinity Ward sia riuscita nell’intento di prendere il meglio di Operazioni Speciali e Zombi. Le creature aliene infatti si muovono rapidamente, ma non sono così letali come i morti viventi, lo stesso crescente numero di mostriciattoli (che potrà essere affrontato in single player o co-op) aggiunge delle sfide diversificate, lungo il corso delle missioni, che vi porteranno a calibrare in modo diverso il vostro modo di combattere. Che siate da soli o in compagnia di amici, potreste passare un numero altissimo di ore nel tentativo di friggere i nidi alieni e di strappare la luce dai tanti occhi nemici. La possibilità di scelta tra le classiche classi: medico, tank, ingegnere e specialista di armi d’assalto la scelta tempistica mai frustrante degli assalti nemici (come spesso accadeva tra zombi e Operazioni Speciali) è il risultato di un ottimo bilanciamento che diventa difficile ma mai frustrante, segno che forse a questa novità si sia data il giusto peso e che in futuro godrà di ulteriori missioni tramite DLC dedicati.


CONSIDERAZIONI FINALI

Pur corredato da tanti difetti (si, il motore grafico resta sempre quello!) difficilmente potrà essere appetibile a coloro che si sono da sempre tenuti alla finestra, pronti ad attendere uno stravolgimento della serie o qualche succosa novità davvero pregnante per mettere mano al gioco, sottolineando (in modo forse troppo marcato) che questo è un capitolo di transizione verso la prossima generazione.

Tutti gli altri però troveranno che questa è sempre quella macchina da guerra “sputa-piombo” che tutti abbiamo amato. Il fatto che la modalità single player sia passabile è un difetto che credo noteranno in pochi, le numerose mappe multiplayer offrono la solita vagonata di ore di divertimento epico tanto da avere una longevità che sul mercato degli FPS trovate raramente, assicurandovi di tenervi compagnia fino al prossimo anno (momento in cui Activision sprigionerà la vera bestia di COD… o almeno speriamo anche nell’atteso nuovo motore grafico).

Se a questo aggiungete che le novità offerta dalla modalità “Squadre” sono una vera chicca e dar loro anche una solo occhiata potrebbe voler dire passare una bella manciata di ore ed “Estinzione” è un giro che da sola vale il prezzo del biglietto, al punto da poter quasi cannibalizzare molta dell’esperienza che farete con COD: Ghosts, vi fa capire che difficilmente questo titolo sia da lasciare sullo scaffale… ma questa è una scelta che dovrete ponderare voi.


11 Dicembre 2013

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