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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Beyond: due anime - Recensione

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Beyond: due anime

Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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In un mondo videoludico affollato di seguiti e titoli anonimi, emerge talvolta qualche creativo, disegnatore di idee e plasmatore di sogni per i suoi giocatori. Uno di questi è appunto David Cage, la mente creativa dietro a Beyond: due anime, l’ultima creatura che ha partorito “digitalmente”.


Un buon game designer deve sempre saper scegliere se rischiare con un titolo completamente nuovo o continuare con un brand che evoca fiducia nei suoi potenziali acquirenti. David Cage sceglie, al contrario, di puntare tutto sul suo nome, perchè chi dovesse mai comprare uno dei suoi giochi sa, da subito, che inizierà a vivere una storia che lo coinvolgerà in modo viscerale. Non sarà necessariamente una storia indimenticabile o la migliore in assoluto, ma sarà un’esperienza, all’interno della quale, vi posso assicurare, la sola curiosità di non sapere cosa potrebbe accadere un attimo dopo al vostro avatar virtuale è davvero coinvolgente e gratificante.


Queste sono le premesse dei titoli Quantic Dream e il periodo di sperimentazione di Cage non si fermerà mai, almeno da quanto si può dedurre dalle sue ultime produzioni. Riesce sempre a stupire il suo pubblico per la maturazione del processo di sviluppo dei suoi titoli, successi assicurati (a livello di critica universale, ma non sempre di pubblico), e la sua sperimentazione richiede sempre budget piuttosto elevati (alla faccia di chi dice che nessuno crede più nei giochi innovativi).

Sì, perchè quando giocherete ad Heavy Rain o Beyond: due anime, vi verrà spontaneo fare questo tipo di deduzioni, anche solo quando ne parlerete con gli amici, quando non saprete esattamente come descrivere il gioco in questione e preferite invitarli a casa vostra mostrandoglielo. Sono sempre stato un amante, fin da bambino, dei libri-game, ovvero di avventure in cui, in base alle scelte fatte nei pressi dei bivi, si doveva prendere una strada piuttosto di un’altra e in base a questo sarebbe cambiato il destino del protagonista (morte compresa) ed è questo, in buona sostanza che accade alle ultime produzioni di Cage.


La caratterizzazione dei suoi personaggi non è solo un modo per aiutare l’osservatore ad entrare nella parte dei protagonisti, ma è la via per narrare ogni sensazione ed ogni scelta che voi stessi compirete nei loro panni, così come le sensazioni di frustrazione o di gioia o di paura che loro stessi sentiranno sulla loro pelle nella trama,  che è stata tracciata lungo il cammino. La morte non è quasi mai la fine di tutto, ma un cambiamento netto nello stile di narrazione (come avveniva in Heavy Rain) ma con Beyond: due anime, la trama, con ottimi stratagemmi narrativi, sarà sempre più verosimile, anche nelle scelte sopra le righe (come il fatto che Aiden sia un spirito che affianchi la protagonista animata da Ellen Page) per permettere di esplorare al giocatore dalle fondamenta della fragilità di un essere umano, alla potenza di un essere dalle capacità (quasi) illimitate.


Non vi dirò nulla della trama, perchè a differenza di un trailer, qui ogni cosa va gustata per la prima volta e quando avrete terminato il gioco una volta… ricominciatelo, perchè i bivi, di cui vi parlavo prima, vi potrebbero portare ai titoli di coda in modo completamente diverso e, anche per questo, essere parte dello spettacolo per il quale avete pagato il biglietto.


Per interagire avrete modo di farlo con la pressione dei soliti tasti o il movimento del pad nel momento migliore, seguendo determinate situazioni che vivrete a schermo, perchè in questo film lo svolgimento della trama e l’epilogo… lo sceglierete voi.

Questa sarà in futuro non tanto l’evoluzione dei videogiochi ma, di certo, una commistione con il cinema, perchè non è il 3D che vi fa sentire parte dello spettacolo, ma entrare nella parte dei protagonisti.

11 Dicembre 2013

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