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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Shadow Warrior, la recensione

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Shadow Warrior

Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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I reboot dei vecchi giochi fanno spesso la stessa fine dei tie-in cinematografici, ovvero un tentativo mal riuscito di far leva sui sentimenti degli estimatori più affezionati, ma questa volta…


Molto tempo fa, in una galassia lontana lontana, esistevano giochi che non avevano la presunzione di raccontare storie dal sapore cinematografico o strappare ad alcun best seller lo scettro della narrazione più profonda, al contrario volevano soltanto… divertire.


In quella generazione sono cresciuti i vari titoli id Software che ad un certo punto si sono dovuti scontrare con 3D Realms (il cui personaggio più celebre era il conteso e poi perduto Duke Nukem). In questo humus è stato portato alla luce Shadow Warrior, un titolo del 1997 che suscitò un certo scalpore proprio per l’alto tasso di violenza ed un linguaggio non propriamente raffinato.


Sedici anni dopo è stato realizzato questo remake (la fame di reboot di vecchie glorie non coinvolge solo il mondo del cinema) che riprende in toto lo stile classico di questo titolo aggiornato ai carismi moderni.


Non sempre queste produzioni posticce ottengono il risultato prefissato, ma in questo caso ci troviamo davanti ad un titolo a prezzo budget che offre forse qualcosa di più delle offerte classiche che vengono propinate recentemente (leggasi Flashback o Rise of the triad tanto per dirne due recenti). Se le orde di nemici che ci assaltano da ogni angolo ricordano i nemici di Serious Sam (altre IP che dovrebbe fare un serio esame di coscienza) la possibilità di affettare, trucidare e devastare in ogni modo possibile i nostri nemici, risulta ancora divertente come allora. Perfino lo humor nero resta inalterato e alcune situazioni vi strapperanno un sorriso tra un colpo di pistola ed uno di spada tanto da separare in modo equo il corpo del villain di turno.


Ciò che dovrete fare sarà di fatto avanzare da un livello all’altro in modo molto orizzontale: entrare in un’area, eliminare l’orda, cambiare area, eliminare nuova orda e così via, tra spazi aperti che sembrano chiusi e spazi chiusi che sono fin troppo piccoli (anche se parzialmente giustificati dalla quantità di nemici a schermo). Anche la varietà armi/nemici potrebbe stancare molto rapidamente, esaurite le prime armi e i primi assalti vi accorgerete che quelli successivi saranno molto simili ai precedenti.

Assenza ingiustificata è invece quella del multiplayer, non che la si debba inserire per forza, ma pensare di affrontare delle orde con gli amici non sarebbe stata una cattiva idea, così come pensare di poter evolvere il proprio personaggio con skill e miglioramenti delle armi, oltre al fatto che la storia in singolo non brilla per la trama travolgente (per quanto ricalchi fedelmente il suo avo come spara-senza-pensare).


CONCLUSIONI

Certo, chi volesse scendere in campo non deve essere pretenzioso e per chi si vuole accontentarsi troverà comunque un mix sopra le righe e comunque piacevole nel suo complesso: avrete molti segreti da scovare e al massimo livello di difficoltà dovrete anche ingegnarvi con un minimo di strategia (ho detto minimo), ma non in fondo questa era una versione amarcord e da questo punto di vista l’operazione è stata centrata in pieno.

11 Dicembre 2013

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