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'Soffrire ti rende bella'

La copertina di novembre di ‘Marie Claire’ è un pessimo esempio di autostima e una profonda caduta di valori. La modella in posa esprime sofferenza, non è così che si combatte l’anoressia

'Soffrire ti rende bella'

La copertina di novembre di Marie Claire

enrico galletti

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La copertina del numero di novembre di Marie Claire è vergognosa. È un dato di fatto riscontrabile da tutti. Il viso, la sensazione di profonda tristezza, il corpo, l’anoressia. Tutto ciò ha trovato spazio nel mensile (tiratura: 230.000 copie) delle ragazzine, delle appassionate di moda, delle adolescenti alla ricerca di nuovi modelli da imitare. Che esempi vengono proposti alle nuove generazioni? È così che si combatte e si invita a prevenire l’anoressia? Non credo proprio.

Ho scelto di dare spazio all’opinione di una mia coetanea, che sin dalla tenera età si destreggia e vive nel vasto ‘universo’ della moda. Anche lei, come me, vede in tutto ciò una situazione allarmante, una quantità smisurata di esempi negativi che possono seriamente fare del male. Con la grande differenza, però, che le sue considerazioni sono frutto dell’esperienza quotidiana da teenager.

Si parla tanto - osserva Sofia Ferrari - in questi giorni, della copertina di novembre del mensile Marie Claire, che presenta la modella Marthe Wiggers in condizioni allarmanti: è eccessivamente magra e presenta uno sguardo visibilmente triste. La questione, ampiamente discussa, non riguarda solo la magrezza della ragazza (che in questo caso sfiora l’anoressia) ma anche la sua espressione sofferente, forse un po' costruita e sicuramente segno di disagio. Questa del resto sembra essere la tendenza di oggi. In una delle sfilate dell'ultima stagione mi è capitato di vedere sulla passerella modelle con gli occhi cerchiati di nero (ad indicare la ricostruzione delle occhiaie) e un viso volutamente pallidissimo.

Il messaggio che passa? Soffrire ti rende bella. Questo concetto, su ragazze della mia età, può avere conseguenze devastanti: penso ad alcune amiche con un carattere facilmente condizionabile o insoddisfatte del proprio aspetto, me ne vengono in mente tante. Personalmente non trovo niente di attraente in questa tendenza. Provo piuttosto un senso di profonda tristezza. Preferisco modelli che esprimano gioia, benessere e positività, in tutti gli ambiti: nella moda, nel cinema e anche nella musica. Apprezzo l'aspetto della modella Gigi Hadid, tanto criticata perché considerata eccessivamente ‘formosa’, invece di quello dell’italiana Chiara Biasi, a mio parere davvero troppo magra.

Nella musica, invece, questa divisione è fortunatamente meno accentuata, forse perché in quell’ambito conta di più il talento e il carisma, anche se non mancano esempi che possano avere una cattiva influenza sui giovani. Mi viene in mente Miley Cyrus: all'inizio della carriera era la tipica ragazzina americana, idolo delle teenagers di tutto il mondo. Probabilmente, però, senza pensare alla responsabilità che questa popolarità le aveva portato, la ragazza ha deciso di inseguire il successo a qualsiasi costo. In questo modo è diventata un cattivo esempio per tutti.

I modelli che ci passano davanti agli occhi, oggi, non sono più modelli veri. Sta a noi decidere a chi affidarci quando ci troviamo davanti a una rivista di moda o a un catalogo di abbigliamento. Sta di fatto, però, che se una rivista del calibro di ‘Marie Claire’ non è riuscita a spiegare a se stessa che quella copertina non era un bel modello da trasmettere, sarà davvero difficile spiegare alle centinaia di ragazze che soffrono, che ‘pelle e ossa’ non è sinonimo di ‘bello’.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

04 Novembre 2015

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