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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Chiude l'edicola ma non le polemiche

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L'edicola di Torre de' Picenardi

enrico galletti

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TORRE DE' PICENARDI - Quel «Morto un Papa se ne fa un altro», in chiaro tono scaramantico, esclamato un giorno da un anziano seduto di fronte al bar, non deve aver portato bene. Per nulla. Anzi. È la realtà a dirlo. A fine febbraio a Torre de' Picenardi chiudeva l'edicola e fino ad ora, ad agosto ormai iniziato, non è cambiato praticamente nulla.

Deve essere caduto, se vogliamo, un po' di intonaco dall'edificio vuoto di via Garibaldi, ammesso però che questo possa essere accettato come un valido 'cambiamento'. Scherzi a parte, non passa inosservato un simile fatto, in un paese di 1800 anime. Si scrutano gli sguardi tristi degli affezionati lettori del quotidiano cremonese mentre transitano in bicicletta di fronte allo stabile della vecchia edicola, che da un momento all'altro si sono visti strappare dalle mani una quarantina di preziose pagine a inchiostro nero da leggere ogni giorno. Il loro unico passatempo, probabilmente, oltre a quello di osservare gli studenti che prendono il treno alle 6:50 del mattino. Come non capirli. E si può ben parlare di tablet, computer, giornale online disponibile dalle 5 del mattino, risparmio, app e sito sempre aggiornato in tre sezioni. Ma è un po' come chiedere a un adolescente di invitare un'amica a uscire con un telegramma, o di andare in discoteca alle 3 del pomeriggio. Cambiano i tempi e tutto si evolve. Come è giusto che sia.

«Il Comune non ha fatto nulla per preservare il servizio e l'attività dell'edicola», faceva notare qualcuno 'a caldo' tramite social network. In realtà, pare che il Comune si faccia in quattro per agevolare le attività commerciali del paese. Certo il fatto che in un Comune di 1800 abitanti non si possano fare i miracoli. Si consideri che, di norma, un sindaco non possiede una dotazione di bacchette magiche, e nemmeno può richiederla. Dal 28 febbraio, data di chiusura al pubblico dell'attività commerciale, è stata pioggia di commenti su Facebook e sulla pagina del quotidiano dedicata allo scambio di opinioni con il Direttore. Il 'filo del discorso' è sempre uno: in un paese come Torre de' Picenardi l'edicola non può mancare. E su questo non ci piove. Sono d'accordo tutti, credo che anche il Comune la pensi così. Ma a dividere il paese sono stati tanti commenti, alcuni palesemente fuori luogo (parere dell'autore), sul 'concorso di responsabilità' che si è scagliato contro la questione.

Accuse, anche pesanti, sul 'non voler tutelare le attività commerciali del proprio paese', quando queste per un Comune sono un vanto, e quindi mi chiedo per quale motivo un giunta non avrebbe avuto interessi a farlo. L'ultima lamentela risale a poche ore fa. «Il Comune si beffa di noi». Un'accusa abbastanza consistente, che probabilmente andrebbe motivata a dovere, almeno per consentire al Comune in questione di dare qualche spiegazione ai cittadini. Non può funzionare l'accusa non motivata. In che modo sindaco e giunta si prenderebbero gioco degli abitanti? Fino a prova contraria, e volendo proprio estremizzare, ci sono 1800 potenziali edicolanti in paese che potrebbero risolvere il problema. Se in cantiere ci sono delle soluzioni, perché non attenderle? Certo non si può pensare che avvengano miracoli in sette giorni. È comprensibile il disagio che si crea con la chiusura di un'attività commerciale, ma forse occorre portare pazienza e non cercare, a tutti i costi, di colpevolizzare qualcuno. Volendo vedere, leggere il giornale al bar o chiederlo saltuariamente al vicino di casa per ritagliarne frammenti, non favorisce un'attività commerciale, come non la favoriscono molte altre azioni della nostra quotidianità. E siamo sempre al solito punto: chi è senza peccato scagli la prima pietra, anche se non basta credere di esserlo.

31 Luglio 2015

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