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Giovedì 15 Novembre 2018

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DEGUSTIBUS BLOG

Olio di palma, il grasso che fa male alle foreste

olio di palma deforestazione
Nome DeGustibus

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DeGustibus Blog è un blog realizzato da un gruppo di studenti del corso di Laurea in Scienze e tecnologie alimentari della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Un gruppo di studenti che, tra esami e lezioni ha deciso di provare a cimentarsi con uno strumento di informazione sul cibo che avesse come bussola l'accuratezza scientifica, la completezza, la competenza. Con DegustibusBlog, in questi mesi di Expo, gli studenti/redattori, provano a fare informazione corretta sul tema cibo, mettendo a frutto quanto stanno imparando e avvalendosi della supervisione dei docenti del corso. Per raccontare i segreti del cibo, per sfatare miti e leggende che circolano in rete e non solo, per fornire strumenti di approfondimento per tutti.

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Che cosa accomuna oranghi, biscotti e deforestazione? A prima vista nulla, ma se si esamina la situazione con più attenzione si può facilmente trovare la risposta a questa domanda: l’olio di palma. Dal 13 dicembre 2014 sull’etichetta dei prodotti alimentari non è più possibile usare la dicitura “grassi vegetali” ma è obbligatorio indicare in modo specifico il tipo di grasso usato come ingrediente. Cosa significa? Perché è così tanto importante? Perché è un modo per discriminare l’uso dell’olio di palma, un olio che è presente in moltissimi alimenti (biscotti, merendine, prodotti di forneria…) e anche in prodotti di bellezza (shampoo, cosmetici…): insomma un po’ dappertutto!

Che cos’è? L’olio di palma deriva dai frutti della palma Elaeis guineensis (una pianta africana che però si è ben adattata alla zona del sud est asiatico). È prodotto per la maggiore in Indonesia e Malesia (87% della produzione a livello globale). Va distinto in olio di palma rosso e olio di palma raffinato. I primi utilizzi lo hanno visto nell’800 in Gran Bretagna come lubrificante per macchine industriali.

Perché si usa così tanto? Il suo largo utilizzo è dato dal basso costo, essenzialmente (costa cinque volte in meno del burro). Seguono poi l’alta praticità (è molto stabile nel tempo ed essendo semisolido a temperatura ambiente si presta bene alle operazioni industriali) e la resa per ettaro della pianta che è superiore a tutte le piante oleaginose coltivate.

Che differenza ha con altri oli? La composizione, legata anche all’aspetto: è un olio vegetale ma è ricco in acidi grassi saturi (che corrispondono al 50%, di cui il 40% è acido palmitico) e per aspetto e composizione assomiglia molto di più a un grasso animale, essendo semisolido a temperatura ambiente e non liquido come tutti gli altri oli vegetali. C’è da dire che c’è un aspetto positivo: infatti ” l’olio di palma è ricco di palmitico, ma è anche privo di colesterolo, inoltre ha un rapporto omega6/omega3 migliore dell’olio di soia, per fare un confronto”. Tra i due acidi grassi polinsaturi ha un alto contenuto in omega3 (per intenderci quelli del pesce) che solitamente sono carenti nelle nostre diete.

Fa male alla salute… Fa male alla salute perché è composto al 50% da grassi saturi. Ricordiamo che gli acidi grassi saturi sono quelli che vanno ridotti nella dieta perché sono tra le cause di malattie cardiovascolari (come dichiarato da uno studio del 2011 pubblicato dall’università di Stanford). Dei grassi saturi che contiene il 40% è acido palmitico, un acido grasso coinvolto nel meccanismo di formazione di placche arterosclerotiche e nella distruzione delle cellule beta del pancreas. Va ricordato che deve essere valutato in relazione al suo grado di raffinazione e alla sua quantità di assunzione: quello non raffinato (rosso) è un poco migliore di quello raffinato perché contiene una piccola percentuale in più di beta-carotene e di vitamina E e A. È vero che la sua pericolosità dipende dalla quantità (come tutto del resto!). Basti pensare però che l’olio di palma si trova in moltissimi prodotti quindi superare la quantità minima è molto facile.

…ma anche all’ambiente! Va sottolineato che la sempre più alta richiesta di olio di palma porta i produttori a “crearsi” delle nuove zone dove coltivare. Vi chiederete come: semplice, con la deforestazione. La maggiore produzione deriva dalle zone dell’Indonesia e della Malesia, ma c’è il rischio che si possano intaccare anche le foreste del Congo e del Camerun per non parlare di quelle dell’Amazzonia. Le industrie ora sempre più cercano di utilizzare olio di palma da agricoltura sostenibile. In conclusione: si sta cercando un modo per sostituire l’olio di palma. Si pensa di tornare al burro (ma col problema del costo e sempre dei grassi saturi) o di utilizzare burro di cacao o karité (sono però meno disponibili) oppure si può lavorare sulle ricette. Esiste una petizione in cui viene chiesto di eliminare l’olio di palma in tutti quei prodotti che vengono destinati all’infanzia e alle mense scolastiche (sarebbe già un buon inizio…).

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07 Luglio 2015