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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Il declino di Crema

Crema e cremasco sull'orlo del baratro

Crema e cremasco sull'orlo del baratro
antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Le vicende legate al tribunale, ai rifiuti, all'ospedale non inducono valutazioni ottimistiche sul futuro del territorio. E la politica priva di un leader è inerme

Crema e il Cremasco sono sull’orlo del baratro. Esagerato? Forse.  Ma non lontano dalla verità. Sono i fatti che lo dicono.

Tribunale. Perso per  accidia, che è uno dei sette vizi capitali, la decapitazione ha formalizzato l’inizio della decadenza della Repubblica del Tortello. La responsabilità non è da ascrivere ai singoli, ma è di tutti, con poche eccezioni. Tra queste,  l’avvocato Ermete Aiello. Voce nel deserto, il presidente degli avvocati cremaschi ha perso la battaglia.  Crema il tribunale.  A lui l’onore delle armi. Agli altri la palude  Stigia. Era considerato un tribunale efficiente.

Ospedale. Figura tra coloro che sono sospesi. Il suo destino verrà scritto a metà luglio e gli aruspici non prevedono soluzioni positive. Il rischio che l’autonomia di cui gode evapori è molto elevato. L’allarme lanciato  nel settembre 2013, a margine del convegno Riorganizzazione della rete ospedaliera e sinergie con il territorio, aveva suscitato qualche preoccupazione  e alcune reazioni di sdegno. Passata la strizza iniziale, riposti i timori in soffitta, ci si è dimenticati del pericolo.  Successivamente, e in più occasioni, il rischio di castrazione  era stato evocato, ma con scarso successo. Poi una fiammata nell’aprile dello scorso anno aveva riproposto la questione, ma gli estintori dei pompieri avevano prevalso (http://www.crema.laprovinciacr.it/blog/87117/Ospedale-e-Teatro-malati-terminali-ma.html). Due mesi fa ci si è accorti  che il Titanic era stato colpito da un iceberg  e che il  tempo  per salvare baracca e burattini stava per scadere.  Allora, e solo allora, si è incominciato a correre alla ricerca dei soccorsi e dei mezzi per tamponare la falla. Va dato atto al Comitato di sindaci, costituito in questa occasione  e guidato da Aldo Casorati,  di avere agito  con celerità, ma non sarebbe stato più saggio muoversi in anticipo? La salvezza è legata ad un filo e la Madonna di Caravaggio non sempre compie miracoli.  Come per il tribunale, l’ospedale cittadino non è da rottamare. Al contrario, è da coccolare: si colloca ai vertici della sanità lombarda e a decretarlo è stata la regione stessa.

Rifiuti. Discorso complesso. Il Cremasco possedeva una società per la raccolta e lo smaltimento.  E’ stata acquisita da Lgh ed è diventata Scs gestioni, in cambio di una partecipazione di Scrp nella stessa Lgh.   Scs gestioni è cresciuta fino a imporsi come esempio virtuoso per l’intera Regione.  Attraverso un processo di razionalizzazione, imposto da Lgh, dal novembre 2013 Scs gestioni si è  fusa con  Cogeme gestioni di Rovato  per partorire  Linea gestioni.  Dal prossimo primo luglio   entreranno nella compagine  anche Aem gestioni di Cremona e Astem gestioni di Lodi.  Al momento della fusione Scs gestioni era in attivo, Cogeme gestioni in passivo. Linea gestioni ha pareggiato il conto.  Cosa portano  in dote le ultime due arrivate? Dettaglio importante: se il loro bilancio è in rosso e razionalizzare significa ripianare i debiti con l’attivo delle consociate, non è un affare conveniente per chi esibisce conti positivi. Nel processo di aggregazione-fusione delle quattro aziende pubbliche i sindaci cremaschi non sono stati coinvolti, neanche informati, nonostante Scrp sia la società patrimoniale dei comuni. Una riflessione su questa mancata partecipazione s’impone per  non arrivare impreparati al risiko già annunciato da Lgh sul suo probabile   futuro con A2A e poi, forse,  in borsa. Futuro che coinvolge Scrp, anche se la questione non pare scaldare molto gli animi dei soci. (http://www.laprovinciacr.it/blog/110343/La-Borsa-incombe--exit-strategy.html).

Scrp. Si è imbarcata in un’impresa  ciclopica, probabilmente eccessiva per le sue potenzialità: gestire per conto dei comuni-soci la gara d’appalto del servizio di igiene ambientale per i prossimi dieci anni. Un business da 150 milioni di euro. Se il buon giorno si vede dal mattino, allora c’è da preoccuparsi. I problemi sono infatti iniziati già con il distacco della nave dal molo, causa un possibile conflitto d’interessi del direttore generale, risolto con la richiesta di un parere legale che, essendo un parere, non consegna alcuna certezza.  Era il gennaio 2014. Per navigare Scrp ha ingaggiato uno stuolo di consulenti che costano più di un mozzo, ma ancora prima di giungere al largo la nave si è incagliata. E’ storia di queste settimane. Contraddizioni e contrattempi hanno caratterizzato l’uscita dal porto. In due assemblee dei soci viene negata la richiesta di inserire nel bando di gara alcune condizioni premianti le aziende non proprietarie di inceneritore. Sarebbe una condizione discriminante e vessatoria, incompatibile con la legge.  Quindici giorni dopo,  contrordine, la  richiesta viene accolta,  ma  nel frattempo, la legge non è stata modificata.  Un documento è reso disponibile esclusivamente per alcuni sindaci. E gli altri? Tenuti all’oscuro. Ci sono soci di serie A e di serie B? In base a quale principio? Viene riconvocata  la Conferenza dei sindaci ‘per la formalizzazione del processo di gara, così come previsto dalla convenzione’ ma non si vota. Cosa succederà?  Sarà riconvocata la Conferenza per dirimere la questione? Non è una situazione tranquillizzante. Non induce slanci ottimistici. Come chiese John Kennedy agli americani «Comprereste una macchina usata da quest’uomo?» e il tizio a cui si riferiva era Richard Nixon.  Cosa succederà quando la nave si troverà in mare aperto? Per carità, tutto è rimediabile e chi è senza peccato scagli la prima pietra. Quindi, si vada avanti. Con maggior attenzione.

Politici locali. Nelle sedi decisionali contano poco.  Il Cremasco non è un territorio coeso e non esprime un leader degno di questo ruolo, ma tutto questo non è una novità.  Questi i veri problemi. E chi afferma il contrario è l’ammalato che non  si reca dal medico o non si sottopone agli accertamenti clinici per paura di un diagnosi negativa. Ci si illude che un'assemblea, un documento, un’audizione, possano incidere sulle decisioni di Roma, Milano e, diciamolo, di Cremona. (http://www.laprovinciacr.it/blog/116689/Area-vasta--dibattito-sterile-.html)  La prova del nove sarà la programmata area vasta che rischia di trasformarsi nella  Waterloo del territorio.  Qui si parrà la tua nobilitate,  direbbe il poeta.  Si vedrà se i politici avranno gli attributi maschili. Insomma le palle.  (http://www.laprovinciacr.it/blog/114603/Area-vasta--tante-parole-poca.html).
Si anela ad essere indipendenti, ma ci si comporta da sudditi. «Certo potrebbe essere peggio. Potrebbe piovere», Frankenstein junior insegna e viene da sorridere.  Ma il baratro incombe.
 

25 Giugno 2015

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