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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Il declino di Crema

Area vasta, dibattito sterile
Dimenticata la politica

Ci sono dei Mazzarino, dei Richelieu, dei Cavour, dei Bismarck locali in grado di ottenere, sui tavoli della diplomazia regionale, i risultati che contrastino con la logica dei numeri? Sia concesso dubitare

Area vasta, dibattito sterile
 Dimenticata la politica
antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Il 15 maggio i sindaci del Cremasco, i consiglieri regionali eletti nel nostro territorio, i capigruppo in consiglio comunale di Crema si sono riuniti a Pieranica per discutere dell’impatto che l’Area vasta avrà in riva al Serio. L’incontro, positivo per partecipazione, toni del confronto, buoni propositi, dichiarazioni d’intenti, è risultato carente sul piano dei contenuti. Bella confezione, fiocco accattivante, ma sostanza poca, se per sostanza s’intende qualcosa capace di scalfire la realtà. Modificarla sarebbe eccessivo.
Nessuno covava l’aspettativa che l’assise dovesse imbracciare il fucile e partire per il fronte, ma sarebbe stato auspicabile che uscisse dai soliti schemi di riunioni simili, con overdose di dichiarazioni di principio, roboanti analisi, inni all’unità, proposte di documenti-risoluzioni grondanti buone intenzioni, poi ognuno a casa propria e buonanotte al secchio. Riunione bella, ma in fondo sterile, senza con questo, nulla togliere alla positività dell’assemblea.
Perché sterile? Il dibattito ha trascurato completamente l’aspetto politico della questione. Si è focalizzato su quello quantitativo o lessicale (Cremasco area vasta o area omogenea?) che, a onor del vero, in questa circostanza ha anche una valenza sostanziale. Certo il numero degli abitanti e quello dei comuni sono parametri significativi, da non trascurare, ma contano poco se non interviene la politica. Sulla carta le cifre possono risultare perdenti, ma la scelte politiche spesso e volentieri trascendono dalla pseudo oggettività della statistica.
Se il Cremasco aspira ad ottenere un ruolo da protagonista nella riforma prevista dalla legge Del Rio 56/2014 dovrà abbandonare la logica cara a economisti, tecnocrati e cialtroni, perfetta per giustificare scelte che stridono con la storia e tradizione, improponibili e impopolari. La Repubblica del Tortello non regge il confronto dei numeri e del break even e di altre diavolerie della finanza e dell’economia. Soccombe sotto qualsiasi aspetto legato a parametri esclusivamente numerici e tecnici. Se vuole sopravvivere il Cremasco deve accantonare il libro mastro e rispolverare quello della politica. Deve riprendere il concetto secondo il quale è la politica a decidere il destino dei territori e non il benchmark che, per capirci, è uno dei parametri che determinerà la fine dell’autonomia dell’ospedale cittadino.
Se questo è vero, allora i politici del territorio devono uscire dalle dinamiche dei consigli di amministrazione. Devono ragionare introducendo nelle valutazioni delle scelte anche la storia, la tradizione, l’impatto sociale. Devono, in una parola, rapportarsi al bene comune come si usa dire oggi, citato in abbondanza e con la stessa frequenza ignorato.
E su questo punto è necessario essere chiari e non temere di passare per qualunquisti e demagoghi: per imporre la politica servono donne e uomini in grado di farlo, di sobbarcarsi il gravoso compito di lottare e sacrificarsi per un’idea e un ideale. In questo caso, per ottenere un Cremasco non subalterno e non periferia. Per renderlo soggetto autonomo, con una propria specificità e inserito in un contesto più ampio. Ci sono questi uomini e donne? Ci sono dei Mazzarino, dei Richelieu, dei Cavour, dei Bismarck locali in grado di ottenere, sui tavoli della diplomazia regionale, risultati che contrastino con la logica dei numeri? Sia concesso dubitare.
Se, infatti, per organizzare un incontro tra sindaci si affida il compito a Scrp, e si delega l’apertura dei lavori a Pietro Moro, presidente del consiglio di amministrazione della partecipata, allora il dubbio non è peregrino. Non si è mai visto che il presidente di una società di pubbliche relazioni (Scrp in questo ruolo) sieda al tavolo della presidenza dell’evento che lei stessa ha organizzato per conto terzi. E il dubbio si rafforza se si considera che alcuni membri del consiglio di amministrazione e il direttore generale di Scrp erano presenti alla riunione. Bazzecole. Ma sono i dettagli che fanno la differenza.
E che dire del consigliere regionale Carlo Malvezzi? E’ stato tra i primi ospiti a intervenire, poi, terminata l’arringa, si è scusato e se ne è andato per presenziare a un’inaugurazione, senza dubbio prioritaria rispetto al dibattito appena iniziato. No, così il Cremasco non va da nessuna parte. Ma poiché in questo mondo non esiste certezza e la politica ha agganci anche nell’utopia, non è vietato sognare. L’area vasta è un’opportunità per dimostrare che non è vero che da noi non risiedano i Mazzarino e il resto della compagnia. Ma, se esistono, battano un colpo. In fretta.

18 Maggio 2015

Commenti all'articolo

  • gianemilio

    2015/05/19 - 10:10

    Buongiorno, in effetti le sterili considerazioni presentate sul dibattito del futuro e di un futuro sull'area del cremasco evedenzia la scarsa valutazione intercorsa nel periodo di riflessione. Si sta pensando ancora di gestire il tutto come quando si riunivano sotto la corte nelle cascine. Se vogliamo un futuro, se vogliamo avere un futuro, occorre avere la conoscenza di che cosa abbiamo da valutare e valorizzare del territorio. Se non partiamo da questo punto di vista l'occasione sara' di una mera comparsa trattata solo con confini territoriali. In che cosa dobbiamo avere la conoscenza ? Nel fatto di quello che siamo oggi ( politica, teritorio, lavoro, sociale, culturale ) se non abbiamo sul piatto elementi forti, assieme a idee innovative ( che non sono certamente le strade e autostrade massicciamente realizzate e fronte di un'unica ferrovia a binario unico ) ma dentro i confini la tutela e la salvaguardia a partire da un certo orgoglio che unisce e non divide...verdi europei

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