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Vettel nel segno di Schumi, Ferrari is back

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luca puerari

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Il successo della Ferrari e di Vettel in Malesia è una di quelle storie che hanno la trama di una favola. Il popolo dei ferraristi in una sola giornata ha ritrovato una macchina e un team di assoluto valore e un campione che fa sognare, esattamente come faceva sognare Schumacher. L'emozionante team radio con il muretto e con il team principal Maurizio Arrivabene dopo aver tagliato il traguardo, in cui il tedesco ha urlato in italiano 'grazie ragazzi' e 'forza Ferrari', è il segno di una straordinaria empatia che il pilota in pochi mesi è riuscito a creare con la squadra che arrivava da una stagione di delusioni e di critiche.

Chi, domenica mattina, non ha rivisto Schumi in quel saltino di Vettel sul podio di Sepang? Chi, domenica mattina, non ha rivisto Schumi in quel ditino alzato di Vettel che dirige, come fosse un direttore d'orchestra, l'inno di Mameli dal gradino più alto del podio?

Fare confronti fra campioni di stagioni sportive diverse è un esercizio scorretto ma in questo caso le suggestioni sono molte. Vettel è tedesco come Schumacher, Vettel ha sempre visto Schumi come un mito (in camera sua da ragazzo aveva il poster del supercampione). Non c'è dubbio: Vettel ricorda Schumi nel modo di lavorare e nei trionfi (il neo ferrarista ha vinto quattro mondiali consecutivi e 40 gare, ottenendo 45 pole position e tra i piloti in attività nessuno ha fatto tanto).

La Ferrari era nel destino di Vettel che è stato bravo e fortunato a scegliere il timing giusto per arrivare a Maranello proprio nella stagione della rivoluzione voluta dal presidente Marchionne e dal capo della gestione sportiva, Maurizio Arrivabene. Dopo aver vinto quattro mondiali alla Red Bull e dopo una stagione difficile, in cui addirittura aveva sofferto il rampante Ricciardo, Vettel ha capito che doveva cambiare aria e cercare nuove motivazioni. Ha detto sì alla Ferrari coronando un sogno sportivo ma mettendo anche in conto di non vincere subito, di soffrire per riportare la macchina a certi livelli considerato il dominio tecnico della Mercedes. Elencate queste variabili si capisce bene che la strada scelta da Vettel non è stata né facile né comoda.

Questa vicenda ha anche un risvolto ironico o, se vogliamo, amaro: Vettel ha scelto la Ferrari e la Rossa ha scelto il tedesco proprio quando un altro campione, Alonso, aveva deciso di lasciare Maranello nella convinzione di non poter vincere con il Cavallino e di andare a vincere altrove. Il risultato è che ora Fernando con la McLaren Honda si ritrova in fondo alla griglia di partenza, più lento di quasi tre secondi al giro e dai box ha guardato la Ferrari di Vettel vincere a Sepang. Ricordo che proprio Alonso, gli anni scorsi, quando Vettel vinceva quattro mondiali uno dopo l'altro con la Red Bull aveva detto che il pilota tedesco era uno dei tanti, favorito solo da una super macchina...

Dopo la Malesia il rischio più grande è quello di ritenere che il più è fatto. Non è così. Mercedes ha ancora un vantaggio tecnico e già dal prossimo Gran premio potrebbe riscattarsi. Resta il fatto che Vettel-Ferrari è un mix perfetto e sono bastate due gare per capirlo (Schumacher per vincere con la Rossa ci mise cinque gare). Raikkonen è in sintonia col tedesco ed è un valore aggiunto per il team.

'Ferrari is back', urlava nel team radio di Sepang il muretto della Rossa. La Ferrari è tornata.

22 Aprile 2015

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