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Sabato 10 Dicembre 2016

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IL DECLINO DI CREMA

La storia del teleriscaldamento. Quale il suo futuro?

L'impianto gestito da Scca, una società mista pubblico privato con maggioranza detenuta da Scs servizi locali. Presidente una manager belga

 La storia del teleriscaldamento. Quale il suo futuro?

La posa della prima pietra del teleriscaldamento a Crema

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Se si eccettua la gestione del teleriscaldamento di Crema quanti cittadini, ma anche quanti amministratori pubblici, conoscono la realtà della Società cremasca calore (Scca)? Quanti la sua composizione azionaria? La sua struttura? Il suo bilancio? In definitiva, la sua storia? Quanti sanno rispondere alla domanda: per il Cremasco quali vantaggi economici comporta la Scca?

 

E’ una società mista pubblico-privato a maggioranza pubblica con il 52 per cento delle azioni di proprietà di Scs servizi locali, essa stessa controllata per il 65 per cento da Scrp e per restante 35 per cento dal comune di Crema.

 

Da una recente visura camerale, l’attuale consiglio di amministrazione di Scca risulta composto dalla presidente, la belga Valentin Jose De Pret Roose de Calesaber, dal consigliere delegato Giuseppe Tiranti e dal consigliere Francesco Borsieri, tuttora consigliere di amministrazione di Scrp. Tutti i membri sono stati nominati giugno 2014 e dovrebbero mantenere la poltrona fino al 31 dicembre di quest’anno.

 

Tiranti è stato presidente della Aem di Cremona e poi di Lgh, quando la Lgh si dimostrò disinteressata all’ acquisizione Scca. Lo racconta Corrado Bonoldi, La Provincia 7 novembre 2008. «All'atto del conferimento di Scs gestioni in Lgh, il progetto del teleriscaldamento non venne conferito per scelta di Lgh stessa e rimase in capo a Scs servizi locali come partecipazione in Società cremasca calore. Per tale motivo i soci di Scs servizi locali si trovano a dover garantire per la propria controllata i finanziamenti necessari». (Leggi di qui)

 

Il 48 per cento di Scca è nel portafoglio da Cofely reti calore srl. Prima c’era Cofathec.

 

Un mese fa, il 17 febbraio, durante un’altra assemblea dei sindaci soci di Scrp, Franco Mazzini, amministratore delegato di Lgh, nella quale Scrp ha una quota di poco superiore al 9 per cento, ha informato che Lgh è interessata all’acquisizione di Scca. Non ha riferito prezzo e prospettive future, cardini in una trattativa di compravendita. Perché Lgh intende acquisire Scca dopo averla rifiutata alcuni anni fa? Cosa è cambiato? Scrp la cede a prezzo di saldo? O il prezzo è congruo, ma le prospettive di sviluppo e di redditività sono buone e quindi è un ottimo investimento?

 

Un barlume sullo stato di salute di Scca è la relazione di Pietro Moro, presidente di Scrp ai sindaci-soci durante l’assemblea del 26 giugno dello scorso anno e la relativa lettura della relazione di bilancio consuntivo di Scrp stessa e riassunta in questo blog l’11 luglio 2014.

 

«La società (Scca) nel 2013 ha raggiunto gli obiettivi del business plan approvato dai soci, di vendita di energia e di produzione di energia, ma il prezzo dell’energia particolarmente penalizzante ed alcuni costi di manutenzione, nonché la indeducibilità di una quota di interessi dei mutui, hanno reso negativo il risultato di bilancio». Tradotto in cifre: rosso per 273 mila 961 euro. Da parte loro gli estensori del bilancio scrivono: «E’ stato avviato il percorso di messa in vendita della partecipazione». Moro, aveva commentato: «Sarà dura, ma ci proviamo». (Leggi qui)

 

Niente di sconvolgente, ma per il bambino che nella notte si è perso in un bosco anche la luce fioca di una lampada a petrolio è segno di speranza. E i sindaci brancolanti nella galassia delle partecipate molto assomigliano ai bambini in cerca di un’uscita dalla foresta nella quale sono stati catapultati.

 

Per parlare come quelli che se ne intendono molto e se la tirano una cifra, l’assett non dovrebbe essere strategico per Scrp. Non è il core business. Ma sarebbe interessante sapere qual è. Dall’entusiasmo che dimostrano gli adetti ai lavori quando si sollecitano informazioni sul teleriscaldamento si deduce che l’argomento rientra tra quelli urticanti. Sì, quelli sui quali è meglio sorvolare. Quelli che inducono risposte ricche di ebitda, roi, roe e altri geroglifici chiari quanto un discorso in dialetto siciliano per un pubblico di altoatesini. Viene da pensare che Scca non sia l’oggetto del desiderio degli amministratori pubblici e che se fosse una donna nessuno la filerebbe. Assomiglierebbe più alla la Pina, moglie di Fantozzi, che alla Califfa di Alberto Bevilaqua. E’ un’impressione e, pertanto con scarso valore oggettivo, ma se si percorre la vita di Scca, dalla nascita il 28 giugno 2006 ad oggi, si raccoglierebbero elementi utili per giudicare se tale impressione sia corretta o sbagliata.

 

  • 7 marzo 2007 viene presentato il progetto. Costo totale previsto 14 milioni e 600 mila euro dei quali 7 milioni e 524 per la realizzazione della centrale termica.
  • 29 maggio 2008. Il teleriscaldamento viene illustrato alla Commissione di garanzia del comune di Crema alla quale è consegnato il business plan. L’investimento totale preventivato è salito a 20 milioni con la spesa per la centrale termica a 8 milioni e 647 mila euro.
  • 17 giugno 2008 il comune di Crema firma una lettera di ‘patronage forte’ di 4 milioni di euro per assicurare la copertura finanziaria dell’operazione. Con il ‘patronage forte’ si assumono degli impegni, tra i quali, per esempio, la salvaguardia della solvibilità della società controllata o del mantenimento della propria partecipazione nella medesima.
  • Il 12 novembre 2009 La Provincia pubblica la notizia che Scca ha acceso un mutuo di 12,5 milioni di euro alla Sparkasse, 6,5 dei quali dovrebbero essere garantiti da Scs servizi locali e Scrp. Sulla questione si apre una acceso dibattito con l’allora assessore Massimo Piazzi che dichiara «Per quanto concerne la questione del mutuo è un aspetto societario, per il quale non è previsto alcun ulteriore passaggio in consiglio comunale».
  • Sabato 7 gennaio2009 su La Provincia il sindaco di Crema, Bruno Bruttomesso, annuncia: «La Scca ci deve 250 mila euro». (Leggi qui). Pochi giorni dopo la Scca trova un accordo con il comune per pagare a rate il debito. Sulla questione interessante l’intervista di Angelo Marazzi a Giuseppe Tomaselli allora presidente allora di Scca e apparsa sul Nuovo Torrazzo del 14 gennaio 2012. (Leggi qui)

 

Nell’estate del 2007 alcuni sindaci soci di Scrp, tra i quali Domenico Franceschini di Sergnano, Francesco Pedretti di Soncino, il defunto Lamberto Grillotti di Rivolta d’Adda e altri contestano il fatto che i comuni paghino gli investimenti e gli eventuali debiti per servizi esclusivi di Crema Crema. Il riferimento è a Scs servizi locali e indirettamente a Scca. I quattrini in gioco non sono la mancia della domenica. Ma questa è un’altra storia. Ancora più complessa.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

19 Marzo 2015

Commenti all'articolo

  • maurizio

    2015/05/28 - 23:11

    Hanno scavato in lungo e in largo CREMA hanno speso soldi hanno creato disagi ai commercianti ed ai cittadini .........e il risultato di tutto questo?????????????????bho!

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