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Domenica 11 Dicembre 2016

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Il declino di Crema

La Borsa incombe, exit strategy per uscire dalle partecipate

La storia inizia nel 1962, la svolta nel 2007, pochi giorni fa l'annuncio di fine corsa

La votazione durante l'assemblea di Scrp
antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Il percorso che espropria i comuni dal controllo e dalla gestione delle partecipate è in dirittura d’arrivo. L’ultima tappa della metamorfosi non sarà diretta. Sarà percorsa passando da Lgh, la holding di riferimento di Scrp, ammiraglia delle società pubbliche della Repubblica del Tortello. Il fischio di fine della partita è stato annunciato martedì 17 febbraio da Franco Mazzini, amministratore delegato di Lgh. Durante l’assemblea dei soci di Scrp, Mazzini ha informato i presenti che nel futuro della multiutility cremonese ci sarà il probabile sbarco in Borsa.
Con un’esposizione pacata, breve, esaustiva, l’amministratore delegato di Lgh, prima, ha illustrato gli scenari possibili e le opportunità di sviluppo in alcuni settori commerciali, poi, ha scodellato la soluzione più congeniale alla holding: appunto, la quotazione in Borsa.
Nulla di sconvolgente o di disdicevole. E’ un segno dei tempi, conclusione di un percorso iniziato alcuni anni fa, epilogo scritto nei testi di finanza ed economia e imposto dal mercato, conseguenza di scelte passate. Che sia il traguardo ottimale non è dato sapere, saranno i risultati a stabilirlo. Si può, invece, riflettere, sui possibili effetti.
Se Lgh sarà quotata in Borsa, consigli di amministrazione e management decideranno investimenti e strategie. Le logiche ferree e spietate del mercato, del business, del rating, imporranno la linea. Chi s’illude del contrario e crede che per le società pubbliche queste regole non valgano è un’anima candida.
La massima redditività assurgerà a Moloch al quale immolare risorse e progetti.
Attenzione: la massima redditività, sì proprio lei, ha decretato la chiusura di stabilimenti in ottima salute ma con utili inferiori alle proiezioni e ai diagrammi degli analisti finanziari. E’ successo anche nel Cremasco.
La redditività è il criterio che guida i vertici della regione Lombardia a sacrificare l’autonomia dell’azienda ospedaliera di Crema, colpevole di non trovarsi in linea con il benchmark del settore che fissa in 400 mila abitanti il bacino minimo di utenti per queste strutture. Il bacino dell’ospedale di Crema è inferiore. In compenso, la struttura si fregia di numeri d’eccellenza per l’assistenza fornita. Numeri riconosciuti e certificati dalla Regione stessa. Ma cosa importa? La redditività non contempla sconti.
E’ fuori luogo scandalizzarsi o stracciarsi le vesti. Così va il mondo. Soprattutto così funziona la Borsa che non distingue tra società private e società pubbliche, ma tra quelle che macinano utili e quelle che non ne producono. Tutto il resto sono parole.
Per capire come si è arrivati all’esproprio della politica a favore dell’economia è necessario un tuffo nel passato per ripercorrere le tappe delle partecipate in riva al Serio e capire la loro evoluzione dalla nascita ad oggi. Un tempo erano chiamate municipalizzate, dettaglio semantico significativo e rivelatore.
Nel 1962, trenta sindaci cremaschi gettano il seme del Consorzio Intercomunale del circondario cremasco (Cic) che in pochi anni raccoglierà l’adesione di 47 comuni. E’ un organismo politico amministrativo.
Nel 1975 il Cic partorisce il Consorzio per l’eliminazione dei rifiuti solidi urbani e industriali.
Nel 1984 si brinda alla nascita del Consorzio per il collettamento e la depurazione delle acque.
Nel 1991 i Consorzi si uniscono per dare vita al Consorzio Cremasco.
Nel 1999 sboccia l’Azienda cremasca servizi (Acs) con il compito di gestire acqua, gas, parcheggi di Crema, centro natatorio, pubblica illuminazione.
Nel 2001 il Consorzio Cremasco e Acs mutano in società per azioni. E’ il primo, piccolissimo indizio della radicale trasformazione che si concretizzerà negli anni successivi.
Nel 2003, il 7 luglio, Acs e Consorzio cremasco si fondono e gemmano la Società cremasca reti e patrimonio (Scrp) e la Società cremasca servizi spa (Scs).
Nel 2007 la Scs spa si sdoppia in Scs gestioni e in Scs servizi locali.
E’ l’anno della svolta. Della metamorfosi. L’inizio della strada del non ritorno.
E’ infatti nel 2007 che Scs gestioni viene acquisita al 100 per cento da Lgh. In cambio Scrp e il comune di Crema (Cremasca servizi) ottengono una quota del 14 per cento della stessa Lgh, oggi ridotta a poco più del 9 in seguito ad un successivo aumento di capitale.
Nell’operazione, Scs gestioni cede a Lgh il suo core business: igiene ambientale, distribuzione gas, vendita gas, impianto chimico fisico, sistema intergrati dell’acqua. Mancavano solo i dischi di Little Tony, Jannacci docet.
A Scrp e al comune di Crema rimane in carico Scs servizi locali con il side business, modo originale per dire frattaglie: illuminazione pubblica, piscina, parcheggi a pagamento, gestione centri sportivi, divisione costruzioni, progetti speciali, fondazione teatro. (La Provincia 5 settembre 2007 QUI IL PDF DELLA PAGINA).
La Società cremasca calore (Scca), azienda pubblico-privato deputata alla costruzione e alla gestione del teleriscaldamento cittadino, anche se a tutti gli effetti nel core business di Scs gestioni, resta in carico a Scrp e al comune di Crema. Perché? E’ storia lunga, complessa. Merita una trattazione a parte.
Questa svolta genera un moltiplicarsi di società partecipate da Scrp. Un vortice dal quale è difficile districarsi. Alcuni amministratori figurano in più consigli di amministrazione. Sono controllori che controllano se stessi. I comuni-soci, sempre più marginali nelle scelte societarie, ratificano in assemblea e senza battere ciglio decisioni prese senza il loro coinvolgimento.
Nel contempo Lgh cresce e diventa potenza industriale che opera nelle province di Cremona, Lodi, Pavia e Brescia. Scs gestioni è una pedina dell’impero.
Nel 2013 Scs gestioni, all’avanguardia nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti, si fonde con Cogeme gestioni di Rovato, anch’essa controllata da Lgh. Nasce Linea gestioni. La fusione è motivata da ragioni economico-finanziarie e da esigenze mercato: la neonata Linea gestioni sarà più competitiva dei due genitori. L’operazione è calata dall’alto. I comuni cremaschi non vengono interpellati. Prossimamente in Linea gestioni confluiranno anche Aem di Cremona e Astem di Lodi, anch’esse controllate da Lgh.
Sono passati 40 anni dalla nascita del Consorzio per l’eliminazione dei rifiuti. Ai comuni cremaschi è rimasta la misera quota del 9 per cento detenuta da Scrp in Lgh. Oggi, nel consiglio di amministrazione di Lgh, il rappresentante di Scrp è il direttore generale di Scrp stessa, non un sindaco-azionista o un suo delegato che non sia dipendente della società. Se già ora i comuni cremaschi in Lgh contano come il due di coppe quando la briscola è bastoni, è facile immaginare quanto conteranno se ci sarà lo sbarco in Borsa.
Non è un esproprio questo? Legale e giustificato. Nulla da eccepire. Piuttosto è giusto che i comuni sottostiano alle logiche del business e della massima redditività? Che investano in Borsa?
Tutto questo era già stato scritto: «Il peso del Cremasco sulle future scelte riguardanti i servizi diventerà pari al 15% che, in un Cda, è poca cosa. Se come da più parti si preconizza, il futuro porterà aggregazioni sempre maggiori, allora Linea Group Holding è un passaggio verso un mastondonte, magari quotato in Borsa, dove il peso della Repubblica del Tortello sarà di una piuma. Quasi nullo». (La Provincia 8 agosto 2007 QUI IL PDF DELLA PAGINA)
Se si considera questa evoluzione un peccato, è inutile cercare il peccatore. Sono tutti peccatori, anche se l’operazione del 2007 porta il marchio del centrosinistra. Inveire, battersi il petto, piangere e cantare il de profundis è sterile. Non serve. Più utile, la ricerca di una strategia di uscita dei comuni-soci dalle partecipate per incassare il massimo possibile dalle azioni in portafoglio. Per i sindaci sarebbe una boccata d’ossigeno. Il declino di Crema transita anche da Scrp e dalla galassia che le ruota intorno

21 Febbraio 2015

Commenti all'articolo

  • agostino

    2015/02/21 - 21:09

    Analisi lucida, puntuale,pacata e nello stesso tempo spietata. Lascia sempre molto amaro in bocca perchè su questo argomento così importante i nostri politici ed amministratori sono costantemente in SILENZIO STAMPA. Forse è un altro segno dei tempi. Preferiscono parlare d'altro, riempire i loro blog e social network facendosi belli su argomenti d'effetto ma non strategici come questo. Mi piacerebbe sentire qualcuno di loro commentare questo articolo di " Cassandra" Grassi, ma forse anche questo rimarrà un sogno. ago

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