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Martedì 06 Dicembre 2016

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Il declino di Crema

Scrp, appalto rifiuti e conflitto d'interessi

Un parere legale non basta ad azzerare questo rischio e la questione rimane aperta

Scrp Crema

Nella foto d'archivio un'assemblea Scrp

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Se il direttore generale di una società è in odore di conflitto d’interessi, che si fa? Risposta: si elimina la causa che provoca l’intoppo. Semplice. Non per la Scrp.
Ecco la storia, made in Crema, marchio di qualità, pubblicizzato in questo periodo con stand in piazza Duomo.
La Scrp è l’ammiraglia delle società partecipate del Cremasco. Bene, i sindaci soci di Scrp le delegano la gestione della gara d’appalto che assegnerà per dieci anni - a partire dal 2016 - il servizio di igiene urbana, cioè la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Una pillola da 150 milioni di euro. Non bruscolini, come si usa dire. Centocinquanta milioni di euro. Chiaro?
La Scrp detiene una partecipazione azionaria di poco superiore al 9 per cento in Lgh. Ora, è più vero del Vangelo, Lgh concorrerà alla suddetta gara d’appalto in quanto controlla il cento per cento Linea Gestioni, società che attualmente svolge tale servizio nella quasi totalità dei comuni soci di Scrp. Chiaro?
Il direttore generale di Scrp figura tra i membri del consiglio di amministrazione di Lgh. E questo è il punto dolente. A nessuno sfugge che il duplice ruolo di direttore generale di Scrp e di membro del consiglio di amministrazione di Lgh possa configurare una possibilità concreta di conflitto di interessi e, infatti, la questione viene percepita da Scrp. Le dimissioni del direttore generale di Scrp dal consiglio di amministrazione di Lgh sarebbero la soluzione più lineare, rapida e indolore per evitare questo rischio. Strada praticabilissima e a costo zero. Chiaro?
Che fa invece Scrp?
Chiede un parere a un prestigioso studio legale di Milano.
La risposta arriva il 30 gennaio 2014. E’ indirizzata allo stesso direttore generale. Non al consiglio di amministrazione di Scrp, neppure per conoscenza.
Il memorandum (così lo titola lo studio legale) porta per oggetto ‘Configurabilità di un conflitto d’interessi nella gara per l’affidamento del servizio di igiene ambientale’. La relazione è documentata, precisa, ricca di riferimenti legislativi ma, come tutti i pareri è, appunto, un parere: non fornisce alcuna certezza. Semplificando, si può dire che è un suggerimento, anche se molto razionale e altrettanto motivato. In estrema sintesi, il memorandum individua tre punti ai quali la Scrp dovrebbe attenersi per evitare un’eventuale contestazione di conflitto d’interessi.
Primo. «Gli atti di gara non siano approvati da Scrp con la partecipazione di soggetti che detengono cariche sociali anche nel gruppo Lgh».
Secondo. «La documentazione di gara venga predisposta senza alcuna interferenza o partecipazione da parte del potenziale concorrente e degli organi o soggetti ad essi collegati»
Terzo. «I componenti della commissione di gara non abbiano alcun collegamento con il gruppo partecipato».
Detto, fatto. Scrp, segue l’indicazione dello studio legale. Esclude il direttore generale dalle operazioni legate alla predisposizione della gara d’appalto. Chiaro?
La decisione non fa una grinza, ma implica alcuni effetti collaterali da non sottovalutare.
Conseguenza numero uno. Viene nominato una consulente per indire un bando di concorso per selezionare i consulenti che predisporranno la gara d’appalto. Giustamente Scrp paga la prestazione della consulente. Alcune migliaia di euro, circa cinquemila.
Conseguenza numero due. Vengono individuati due pool di consulenti i quali, a loro volta, costeranno a Scrp alcune decine di migliaia di euro, circa ottantaquattro mila.
Conseguenza numero tre. Il direttore generale di Scrp, stipendiato per svolgere anche questo lavoro, è costretto a rinunciare al compito. Non per colpa sua, s’intende, ma, appunto, per l’oggettiva possibilità di un conflitto d’interesse causato dal doppio incarico e per la scelta di Scrp di non modificare situazione.
Conseguenza numero quattro. Questo ambaradan inciderà sulle casse di Scrp in maniera salata: costo del parere legale, costo del consulente per la ricerca dei consulenti, costo del pool dei consulenti per preparare la gara d’appalto.
Particolare importante: a pagare sono i comuni soci. Chiaro?
Tutto questo per mantenere il direttore generale di Scrp nel consiglio di amministrazione di Lgh. Conviene? E’ una scelta ponderata? Il gioco vale la candela? Nel rapporto costo/benefici è l’opzione più favorevole? Con un avvertimento: l’esclusione del direttore generale da ogni adempimento legato alla gara d’appalto non azzera il rischio del conflitto d’interessi. Chiaro?
E adesso alcune domande.
Perché non si è affidato il compito di preparare l’appalto agli uffici provinciali che in fatto di problematiche sui rifiuti e di strutture amministrative godono di ottima fama? Nessun conflitto d’interessi e spese minime.
Non sarebbe più opportuno che le aggregazioni delle funzioni tra comuni, obbligatorie entro il 31 dicembre e tra le quali è prevista quella per la gestione di rifiuti, procedessero loro stesse a indire singole gare?
Perché Scrp non invita il proprio direttore generale a dimettersi dal consiglio di amministrazione di Lgh? Soluzione salomonica, semplice, economica. Probabilmente troppo logica. Fuori dal coro. Suvvia Scrp un po’ di coraggio: semel in anno licet insanire. Già.
Perché una volta all’anno Scrp non rompe gli schemi? Perché non esce dal quotidiano? Perché non sceglie la strada più razionale, anche se la più impervia? Giustappunto semel in anno. Provaci Scrp.
Certo i soldi già spesi per il parere legale e la prima consulenza non si recuperano, ma almeno si annullerebbe il rischio di conflitto d’interessi. E non è poco. E poi sarebbe un apprezzabile inizio per un nuovo corso nella gestione della società. Chiaro?

11 Dicembre 2014

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