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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Il declino di Crema

Varchi elettronici: 10 motivi per dissentire dal progetto Scrp

Piano finanziario lacunoso, Crema privilegiata, non precisati i punti di installazione. E poi una domanda: a chi spetta controllare il territorio? Alla polizia, ai carabinieri, ai vigili urbani?

Varchi elettronici: 10 motivi per dissentire dal progetto Scrp
antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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A cosa servono i varchi elettronici? La risposta si trova a pagina 3 della brochure minimalista targata Consorzio.it, fatta propria da Scrp e distribuita ai soci di quest’ultima azienda durante l’assemblea societaria del 13 novembre scorso.
I varchi elettronici servono a monitorare e regolare il traffico, stilare statistiche sulla viabilità, intercettare veicoli sospetti e identificare quelli senza assicurazione e revisione scaduta. Servono per sanzionare i mezzi pesanti in zone con divieto d’accesso e quelli con merci pericolose non autorizzate e, appunto, i veicoli privi di revisione e assicurazione. Inoltre «consentono di disporre delle ‘sentinelle’ al confine del territorio e al confine della città di Crema».
E fino qui nulla da eccepire. Da qui in poi, molto da puntualizzare.
Punto uno. Il progetto prevede 20 varchi: 15 di accesso al territorio Cremasco, 5 a Crema. Quale il criterio utilizzato per stabilirne il numero?
Punto due. Funzionano? E’ stato spiegato che i varchi di Bariano vanno benissimo. Piccolo particolare sono 13 e coprono un territorio di 5 comuni. Paragonare l’operazione cremasca (20 varchi e 50 comuni) a quella barianese è come paragonare le pere con le mele.
Punto tre. Il progetto lo realizzerebbe Scrp, attraverso Consorzio.it. Il costo verrebbe ripartito su tutti i comuni azionisti della società. Non si capisce perché i 5 varchi che cingono Crema li debbano pagare tutti i soci i quali, questo è sacrosanto, compete l’onere di finanziare quelli riguardanti l’accesso al Cremasco. Non alla città. In caso contrario ogni comune potrebbe avanzare la richiesta di una cintura elettronica per il proprio territorio di competenza e chiedere di suddividere la spesa con tutti gli altri soci di Scrp. Le mura di cinta elettroniche Crema dovrebbe pagarsele lei. I comuni non sono vassalli del sovrano cittadino.
Punto quattro. Presentare ad un’assemblea dei soci una mappa grande poco più di una figurina Panini dove non si legge il nome di un comune e non sia possibile identificare una strada con numero e tipo di arteria è quanto meno insufficiente. Venti punti neri che indicano il posizionamento generico dei varchi non informano di nulla.
Punto cinque. L’ipotesi di spesa è abborracciata. Si limita, infatti, ad indicare il costo per ogni singolo varco (20 mila euro), comprensivo di impianti elettrici e opere civili, ma escluso quello della connettività, «in quanto totalmente dipendente dalla localizzazione dei varchi». Le cifre assumono ancora meno significato se si considera che, come accennato sopra, la localizzazione dei varchi stessi non è indicata con precisione. A questi costi generici bisogna aggiungere quelli della gestione calcolati nel 20 per cento dell’investimento e sommare il prezzo della centrale operativa (30 mila euro).
Punto sei. A voce (non è scritto nella brochure minimalista) è stato riferito, che ai costi citati è necessario aggiungere la spesa per gli operatori (addetti alla polizia locale?) che si affiancheranno a quelli attualmente in organico. Assunzioni indispensabili per fare funzionare i varchi. Ma anche qui siamo nel vago. Quanti operatori in più sono previsti?
Punto sette. Come si finanzia il progetto? A pagina 2 della relazione francobollo, sono dedicate tre righe (tre, tre proprio tre di numero) alla sostenibilità economica, la quale viene giustificata con le sanzioni accennate sopra. Pensare di sostenere un piano di centinaia di miglia di euro e relativa spesa di gestione con gli introiti delle sanzioni a veicoli senza revisione e assicurazione e a quelli che trasportano merci non autorizzate e a mezzi pesanti che transitano in zone con divieto d’accesso è azzardato. Si noti bene: non sono indicati gli introiti per sanzioni dovute ad eccesso di velocità, vera fonte consistente di introiti. Sarebbe infatti necessario dotare i varchi di autovelox o qualcosa di simile, con ulteriore aggravio dei costi e con implicazioni ‘politiche’ non di secondaria importanza. Ma al di là di questo particolare non trascurabile non è concepibile ipotizzare di finanziare un progetto basandosi su introiti aleatori. Comunque, di sicuro, variabili. Se, infatti, all’improvviso i cittadini, divenissero tutti ligi alle leggi con quali risorse si finanzierebbe il progetto?
Punto otto. Se si cercano esperienze sui varchi, si scopre che essi sono impiegati soprattutto per il controllo delle zone a traffico limitato (ZTL) nelle città non per il controllo del territorio in senso ampio, come per il progetto illustrato all’assemblea dei soci di Scrp.
Punto nove. Perché utilizzare Consorzio.it e non aziende specializzate nel settore? Eviterebbe la spesa di pagare Consorzio.it, il quale per realizzare il progetto, si dovrà rivolgere a queste stesse aziende specializzate.
Punto dieci. A Chi spetta il compito di controllare il territorio? Alla polizia di Stato, ai carabinieri, alla polizia locale? Non è una questione di lana caprina. Ma di sostanza. Brutalmente, è una questione di soldi. Chi paga?
Tutto questo dovrebbe fare riflettere sul ruolo di Scrp e sulla utilità di questa azienda per i comuni cremaschi. Se una società porta in assemblea un progetto tanto lacunoso e, in base a quanto ha presentato, chiede ai soci di proseguire, qualcosa non funziona. Poiché questa carenza era già emersa sulla questione caserma dei vigili del fuoco e sulla nomina del Comitato ristretto dei sindaci, è necessario un cambio di rotta da parte di tutti. Da parte dei sindaci stessi, del consiglio di amministrazione, del management. Se questo non avviene, sarebbe più utile chiudere Scrp. Cassandra? Può darsi. Ma i fatti parlano chiaro. E comunque meglio prevenire che curare. Riflettere non costa nulla.

 

21 Novembre 2014

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